I social media hanno radicalmente cambiato il nostro modo di comunicare, abbattendo ogni distanza geografica, barriera culturale e classe sociale. Il mondo è per così dire diventato “piatto”; tutti siamo sullo stesso piano, pronti a ricevere ed inviare costantemente attimi della nostra vita, più o meno felici .

Essi sono utilizzati per diffondere notizie, vendere prodotti e persino pettegolezzi, ma la vera rilevanza brilla quando vengono utilizzati per il benessere sociale.

Facebook con i suoi 1,65 miliardi di utenti attivi al mese, da una delle sue sedi londinesi, ha recentemente fatto il punto sugli strumenti e le tecnologie “sociali” messi in pista per andare incontro a particolari esigenze degli utenti, in caso di emergenza e difficoltà: le cosiddette “social good”.

Ecco tre buoni motivi per utilizzare Facebook per il bene sociale:

Safety Check: lo strumento che indica che “Sei sano e salvo”

E’ il tool ideato da Facebook per facilitare le comunicazioni in caso di emergenza che permette agli utenti di scoprire se i propri cari stanno bene durante un disastro naturale, segnalando a propria volta di essere al sicuro.

Quando il Safety Check è attivo, una notifica riconoscerà la nostra posizione chiedendoci se siamo al sicuro. La nostra risposta genera in automatico una notizia sul News Feed e potremo visualizzare le risposte di chi, tra i nostri contatti, si è segnato come “sano e salvo”.

La Product Manager, Katherin Woo, spiega che il funzionamento del sistema sarà sempre più appannaggio della community. L’obiettivo è quello di permettere agli utenti social di dichiararsi velocemente “safe” senza dover attivare l’opzione di notizia conclamata. L’unico modo per farlo, è sfruttare la fonte diretta, cioè gli utenti stessi.

Facebook sta testando un sistema che registra i picchi nei post dei suoi iscritti. In casi di emergenza, dunque, il social potrà fornire lo strumento agli utenti presenti in tale area. A lungo andare questo strumento potrebbe essere automatizzato.

Compassion: lo strumento di prevenzione al suicidio

Siamo abituati a pensare a Facebook come una community dove ci si condividono pensieri e foto spensierate e serene, ma ci sbagliamo!

Come spiega Jasmine Probst – Content Strategist

“La maggior parte di noi pubblica su Facebook foto allegre, ma i post di tenore differente non sono così rari come si potrebbe immaginare”.

Il social  network non rimane indifferente alla situazione e anzi sta testando una funzione che permetterà di segnalare post di persone considerate a rischio di suicidio e atti di autolesionismo e offrire loro un supporto.

In questo senso, Facebook cerca di superare l’empatia per arrivare sul terreno della compassione – “che è un passo avanti perché prevede l’azione”, spiega Probst.

Le persone potranno  scegliere se contattare un amico, una linea di assistenza o ricevere suggerimenti di supporto.

In Italia, il tool e stato creato in collaborazione con due organizzazione specializzate: Telefono Azzurro e Telefono  Amico.

Spiega Barbara Forresi, psicologa e psicoterapeuta del Centro Studi Telefono Azzurro:

Le nuove tecnologie sono diventate fondamentali, e solo attraverso queste possiamo intercettare situazioni preoccupanti, i cui trend sono in costante crescita, e intervenire“.

Nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2015 e il 13 giugno 2016 il Centro Nazionale di Ascolto (1.96.96 e chat) di Telefono Azzurro ha gestito 3806 casi. Di questi, 282 (il 7,4% del totale) riguardavano richieste di aiuto e di intervento per tentativi di suicidio, ideazioni suicidarie e atti autolesivi.

Nei primi sei mesi del 2016 sono saliti all’8,2%: 92 casi dal primo gennaio al 13 giugno 2016.

Spiega Forresi:

“Già nel 2014 con Facebook abbiamo realizzato la guida “Aiuta un amico in difficoltà”, e siamo contenti di poter esserci anche in questo caso, sperando di poter in futuro anche adattare lo strumento ai vari contesti culturali. Portiamo avanti da anni la sensibilizzazione in tema di salute mentale: abbiamo bisogno di sentinelle che ci aiutino”.

Per Telefono Azzurro, Internet è una risorsa per intervenire in tempo, e conclude Forresi dicendo:

“Il presupposto dell’organizzazione è che nessun segnale va sottovalutato e anzi, chiediamo a tutti di aiutarci a superare l’effetto trasparenza che spesso fa prendere poco seriamente le comunicazioni online”.

Automatic Alternative Text: supporto per le persone con menomazioni alla vista

La cecità non rende disabile tutta la tua vita, ma solo i tuoi occhi”

Con queste parole, Matt King, dell’Accessibility Engineering Team di Facebook, parla in prima persona. Ha perso la vista definitivamente negli anni e sa perfettamente cosa si rischia, e da dove bisogna cominciare.

“Quando mi sono iscritto a Facebook, già molte persone parlavano attraverso le foto, ma quello che per loro erano parole, per me erano zero. Adesso, le foto condivise ogni giorno sulla piattaforma sono 2 miliardiC’è un cervello che non si stanca mai, ed è quello del computer”.

Ed è sfruttando il machine learning che Facebook ora può contare su Automatic Alternative Text, lo strumento che, usando tecniche automatiche di riconoscimento, descrive il contenuto delle immagini alle persone con menomazioni alla vista.

Il tool descrive a parole ogni immagine che viene pubblicata su Facebook.  Non è una cosa semplice ma sicuramente, anche questa volta, il social network non deluderà le nostre aspettative.